La competenza linguistica parte dal presupposto che quanto prima si inizia l’esposizione alla seconda lingua, tanto meglio questa viene appresa. Gli anni della prima infanzia sono i più formativi nella vita scolastica del bambino e si prestano all’acquisizione di una seconda lingua in modo facile e piacevole. Il bambino piccolo, diversamente dall’adolescente e dall’adulto, è più ricettivo e in grado di acquisire una fonetica corretta nella seconda lingua.

Il principio generale a cui ci ispiriamo è quello di John Dewey, secondo il quale “We learn what we live” (impariamo quello che viviamo).

Il processo di apprendimento linguistico quindi, parte dall’esperienza diretta del bambino in un contesto di giochi, colori, immagini, azioni, parole, in lingua inglese, vicini al bambino e a ciò che egli ama.

Gli studiosi di psicolinguistica sostengono che il cervello di un bambino, fino all’età di 8 anni, è nella fase ottimale per l’apprendimento delle lingue straniere, grazie anche al fatto che in questa fascia di età il bambino ha una visuale contemporanea di parola, immagine, mimica e gestualità.

Il processo di apprendimento si sviluppa dalla capacità di ascoltare (Listening), alla comprensione della lingua (Oral Comprehension) e si completa con la capacità di comunicare oralmente (Speaking) in situazioni legate all’età e all’esperienza.

La nostra programmazione didattica nasce dall’incontro e dal confronto dei programmi ministeriali italiani con quelli inglesi (Early Years Foundation Stage). Le aree di sviluppo e gli obiettivi formativi presenti nel nostro lavoro sono quelli indicati nei due programmi ministeriali.

Abbiamo sviluppato un progetto basato su un approccio ludico, consapevoli che il gioco rappresenti il veicolo della conoscenza.

La ludomatetica

Il gioco costituisce una delle principali vie dell’apprendimento e di esercizio strumentale dell’intelligenza. Grazie al gioco, infatti, il bambino ha un coinvolgimento personale e individuale pressoché completo anche perché sa che “sta giocando”, che comunque vada a finire la sua “realtà” non sarà turbata.

Nella scuola, il gioco diventa mediatore didattico ed è perciò utile considerare le due principali forme che può assumere – secondo la classificazione incorporata dalla lingue inglese – cioè quella detta game, che comprende la competizione ed il gioco basato sul caso, e quella detta play, che comprende la simulazione ed il gioco basato sul limite.

Grazie al gioco viene stimolata la motivazione nei bambini e viene ridotto il livello di stress, inoltre il gioco può anche assumere un valore simbolico, perché attraverso di esso:

  • vengono scoperte le differenze tra i popoli e le culture
  • viene stimolata una riflessione sulle ricchezze di queste diversità
  • viene incoraggiato un atteggiamento di rispetto e disponibilità verso l’altro

Questi sono i principi su cui deve basarsi la metodologia ludica :

  • sensorialità, che consiste nel permettere al bambino di attivare tutti i canali sensoriali. Si pensa infatti che le parole siano imparate prima se associate a odori, immagini o altre esperienze sensoriali
  • motricità, che consiste nell’associare la lingua ai movimenti
  • semioticità, per favorire uno sviluppo armonico della lingua insieme ai linguaggi non-verbali a disposizione
  • relazione interpersonale, per favorire lo sviluppo delle competenze sociali
  • pragmaticità, perché la lingua deve essere usata per raggiungere determinati obiettivi. Il bambino capisce in questo modo che può usare la lingua per soddisfare i propri bisogni
  • emozione, la lingua si impara meglio se associata alle emozioni e, attraverso il gioco, possono nascere emozioni molto forti nei bambini
  • autenticità, perché attraverso il gioco si crea una situazione autentica a livello psicologico.

Attraverso la sensibilizzazione a un codice linguistico diverso dal proprio, i bambini sviluppano un apprendimento attivo, imparando a produrre in modo del tutto naturale i suoni della nuova lingua. Imparano, al contempo, anche a sviluppare abilità passive: comprendere alcune semplici espressioni in lingua inglese pronunciate dall’insegnante.

La lingua straniera sarà, inoltre, usata come veicolo di contenuti per il raggiungimento di obiettivi non solo cognitivi, ma anche affettivi e sociali. Inserita nel quadro generale dell’educazione linguistica, diventa uno strumento che favorisce una maggiore elasticità mentale portando ad accrescere le relazioni interpersonali dell’individuo. Avvalendoci della curiosità, della naturale propensione alla socializzazione e della massima plasticità cerebrale proprie di questa età, con la lingua straniera forniamo ai bambini molti stimoli linguistici.