Al centro del nostro progetto educativo c’è il bambino – persona, il bambino costruttore del proprio sviluppo, il bambino attivo, il bambino competente, con un’attenzione fortemente individualizzata verso i bisogni individuali e le caratteristiche specifiche dei diversi contesti familiari (Golschmied, 1996).

La relazione educativa è impostata sul riconoscimento e sull’osservazione delle caratteristiche individuali di ogni bambino (il suo temperamento, la storia personale, l’organizzazione della vita familiare e lo stile educativo dei suoi familiari), in una collaborazione educativa continuamente in essere tra educatori e genitori.

I genitori sono dunque co – protagonisti della vita del Nido come presenze reali e simboliche e tutto il progetto educativo ruota attorno alla considerazione del sistema relazionale bambino-famiglia, ispirandosi al pensiero della psicopedagogista Elinor Goldschmied che ha messo in evidenza come il benessere emotivo dei bambini dipenda dal benessere emotivo degli adulti che si occupano di loro, quindi dei genitori e degli educatori.

I genitori: parte attiva nel progetto

L’obiettivo di creare occasioni di coinvolgimento attivo dei genitori nelle attività educative si è declinato sotto forma di una molteplicità di attività svolte in partnership tra educatori e genitori.

Quella che desideriamo proporre è una sperimentazione educativa volta a valorizzare il patrimonio linguistico delle famiglie di altre nazionalità, nell’ambito di tali pratiche di collaborazione attiva tra genitori ed educatori.

Tenendo conto delle competenze evolutive nel dominio cognitivo e linguistico nei primi anni di vita, l’obiettivo del presente progetto non è sicuramente quello di insegnare ai bambini altre lingue, quanto invece di permettere loro di condividere precocemente e di vivere come una ricchezza la presenza di persone che parlano lingue diverse. Nella società globalizzata infatti, la compresenza in famiglia e nella comunità di adulti e bambini plurilingui è ormai la caratteristica saliente.

L’assunto educativo alla base del presente progetto consiste nel promuovere nei bambini, fin da molto piccoli, un atteggiamento di apertura nei confronti delle persone che parlano altre lingue e di motivazione a comunicare con loro.

Come afferma Oken “L’occhio porta l’uomo nel mondo, l’orecchio introduce il mondo nell‘uomo“. Sappiamo come sia l’abilità di ascolto attivo e consapevole a costituire la base dell’apprendimento delle lingue, sia della lingua madre che di quelle straniere.

La presenza nella nostra scuola di famiglie di diverse nazionalità ci ha fornito l’ispirazione per il progetto “Le nostre merende in lingua”, nel desiderio di valorizzare le diverse lingue presenti nella piccola comunità dei genitori della Scuola e sulla base delle pratiche di collaborazione normalmente adottate.

La considerazione che i bambini fin dalla età più precoce attraverso il gioco sanno mettere in atto strategie per convivere tranquillamente con persone che parlano altre lingue, ha permesso di sfruttare il potenziale di realtà plurilinguistiche. Siamo partiti dall’ipotesi che un atteggiamento di apertura, curiosità e disponibilità ad esprimersi o dare ascolto a lingue diverse da parte degli adulti (attraverso piccoli gesti come ad esempio un saluto all’educatore in lingua straniera o una conversazione tra genitori stranieri nella loro lingua) solleciti nei bambini la motivazione e l’interesse.

Ogni adulto, con il proprio patrimonio culturale e linguistico e le proprie competenze, può trasmettere ai bambini un messaggio stimolante. L’esposizione a comportamenti adulti che esplicitano interesse e motivazione all’apprendimento di nuove lingue, rappresenta certamente per i bambini un modello e uno spunto per l’imitazione.

L’intento della sperimentazione al plurilinguismo non è dunque certamente quello di “insegnare” altre lingue ai bambini che frequentano la Scuola, ma semplicemente permettere loro di imparare a percepire come una risorsa la presenza di persone che parlano lingue diverse.

Il progetto prevede la presenza attiva, a turno, di un genitore di madrelingua tedesca, inglese, francese o spagnola che prende parte alla quotidianità della Scuola e che vive la sua lingua interagendo, giocando, cantando o facendo merenda con i bambini.

L’esperienza dimostra come la non conoscenza di una lingua nuova non rappresenti un ostacolo all’interazione con i genitori stranieri, considerato che anche nella propria lingua madre i bambini piccoli non comprendono sempre nel dettaglio il significato di ogni singola parola.

La loro comprensione dei messaggi e delle situazioni è globale e passa attraverso tutti i sensi, le esperienze corporee, le emozioni e le rappresentazioni mentali associate. La comunicazione è un’esperienza globale ed è basata sulla percezione complessiva dell’atmosfera di una determinata situazione, da cui nascono supposizioni e ipotesi intuitive, nel bisogno di comprenderla meglio. Grazie alla loro curiosità e motivazione i bambini anche piccoli sanno mettere in atto strategie per convivere attivamente con altre modalità comunicative attraverso il gioco.

Come afferma Tracey Tokuhama – Espinosa, esperta di multilinguismo, mentre “i genitori ‘pensano’ una lingua, i bambini piccoli la “percepiscono mediante i sensi”.